| Di Luca Eberle |

È autunno inoltrato e, compatibilmente alle restrizioni imposte dal secondo lockdown, mi trasferisco per due giorni nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, uno dei luoghi a cui sono più affezionato. 

Bosco di larici all’alba - foto di Luca Eberle
Bosco di larici all’alba  foto di Luca Eberle 

Da giovane naturalista e fotografo, la fase di ricerca e documentazione prima di qualsiasi attività di campo è fondamentale, in particolare se l’obiettivo è fotografare una specie molto elusiva o localizzata. Non è raro che dedichi anche intere giornate per perlustrare un’area, portando con me solo uno zaino leggero e gli inseparabili strumenti d’osservazione. 

PRIMO GIORNO

La sveglia suona alle 04.00 ma sono già in piedi e, dopo una colazione frugale, carico la macchina con tutta l’attrezzatura e parto, direzione Pont, Valsavarenche. Qui m’incammino per uno dei primissimi sentieri su cui ho messo piede con una macchina fotografica al collo. Le ombre che avvolgono la valle lasciano lentamente spazio alla calda luce dell’alba che incendia le foreste di larici, regalandomi spettacolari giochi di luce a cui dedico i primissimi scatti della giornata. 

Nella salita vengo accompagnato da fugaci apparizioni di camosci che, con acrobatiche evoluzioni, sfidano la gravità tra le pareti di roccia sedimentaria. Li seguo con lo sguardo attraverso il binocolo Noctivid 10×42 che grazie al suo peso contenuto e perfettamente bilanciato riesco ad utilizzare anche con una sola mano senza fastidiose vibrazioni. Rimango sbalordito dagli incredibili dettagli restituiti da questo strumento. L’immagine, sia al centro che ai bordi, risulta nitidissima e quasi priva di aberrazione cromatica, restituendomi una visione fedele in termini di luce e colore, elementi chiave nella scelta e nella realizzazione dello scatto. 

Binocolo Noctivid 10 x 42 – Foto di Luca Eberle
Binocolo Noctivid 10 x 42 – Foto di Luca Eberle

Dopo qualche ora di cammino, con il sole alto nel cielo e la neve che inizia a bagnare gli scarponi, intravedo su una parete di roccia le corna inconfondibili di uno stambecco. 

Senza fare un passo fuori dal sentiero estraggo il cannocchiale da osservazione Leica APO televid da 82 mm e inquadro l’animale aumentando l’ingrandimento fino ad ottenere un meraviglioso primo piano. Grazie alla veloce e precisa messa a fuoco riesco a osservarne tutti i dettagli, dai brillanti riflessi del manto agli anelli delle corna, indicatori dell’età di ogni individuo. 

Stambecco (Capra ibex) – Foto di Luca Eberle
Stambecco (Capra ibex) – Foto di Luca Eberle

Gli ultimi raggi di sole sul versante disegnano un’aura dorata intorno ad un secondo e più giovane stambecco, placidamente adagiato su un grosso masso poco più in alto. Non posso fare a meno di rubare qualche scatto prima di ripartire. 

Stambecco (Capra ibex) – Foto di Luca Eberle
Stambecco (Capra ibex) – Foto di Luca Eberle
Stambecco (Capra ibex) – Foto di Luca Eberle
Stambecco (Capra ibex) – Foto di Luca Eberle

Al calar della sera raggiungo una piccola valle di origine glaciale e monto per l’ultima volta il cannocchiale nella speranza di scorgere una delle specie più criptiche e affascinanti dell’arco alpino. Non ho fortuna, ma in lontananza riesco comunque ad individuare un gruppo di grossi stambecchi intenti ad alimentarsi con la poca vegetazione rimasta scoperta dal manto nevoso. Li osservo da lontano nel loro perfetto equilibrio con l’ambiente circostante e ripenso a come, poco più di cent’anni fa, questa specie abbia seriamente rischiato di scomparire dalle alpi. Non voglio disturbarli in questo delicato momento prima dell’inverno, così decido di godermi la scena attraverso il cannocchiale, riuscendo comunque ad apprezzare l’intimità del momento mantenendo la distanza. 

Cannocchiale Leica APO televid 82 mm – foto di Luca Eberle
Cannocchiale Leica APO televid 82 mm – foto di Luca Eberle

Inizio la discesa quando il sole è già stato oscurato dalle montagne, ma riesco comunque a distinguere le sagome di camosci e stambecchi che danzano sulle vette innevate come se neanche la notte ed il freddo potesse fermarli.

Camoscio (Rupicapra rupicapra) nel suo habitat – foto di Luca Eberle
 
Camoscio (Rupicapra rupicapra) nel suo habitat – foto di Luca Eberle

La luce fioca del frontalino mi guida a valle, mentre percorro l’ultimo tratto per raggiungere l’auto Venere fa capolino dalle montagne e si tuffa nel tiepido rosa delle poche nuvole rimaste visibili in cielo. Mi saluta così la Valsavarenche, dopo una meravigliosa giornata dedicata ai suoi straordinari paesaggi ed alla sua fauna, inestimabile eredità di anni di attività di conservazione.

SECONDO GIORNO

Il giorno successivo, su indicazione di un amico, decido di esplorare un’area del Parco a me sconosciuta nella speranza di incontrare la specie che tanto stavo cercando.

Arrivo prima dell’alba e mi godo la salita nel silenzio di un lariceto, interrotto solo dai goffi movimenti di un paio di caprioli. Il bosco si apre poco alla volta per fare spazio a ripide pareti di roccia da cui mamma camoscio e il suo piccolo mi spiano mentre un gruppo di gracchi alpini, molto più in alto, si diverte a giocare con le correnti ascensionali.

Il mio sguardo si divide tra il cielo e il sentiero, le condizioni sono ottime per poter osservare anche uccelli di più grandi dimensioni. Intravedo tra le chiome delle conifere, ormai spoglie, una grande sagoma in quota ed immediatamente posiziono il cannocchiale. Attraverso l’oculare, malgrado la lunghissima distanza, capisco subito che si tratta di un giovane gipeto. 

Ne osservo con attenzione il volo planato fino a quando imbocca la valle in cui mi trovo, avvicinandosi molto più di quanto potessi immaginare. 

La testa video del cavalletto e la comoda e rapida messa a fuoco del Televid mi permettono di seguirne il volo con estrema facilità e, grazie alla straordinaria nitidezza d’immagine, riesco ad apprezzare come mai prima d’ora i dettagli delle singole penne, con tutte le scure sfumature tipiche della fase giovanile di questa specie.

Luca Eberle con la sua attrezzatura Leica: Binocolo Noctivid 10×42 e cannocchiale da osservazione Apo Televid 82 mm
Luca Eberle con la sua attrezzatura Leica: Binocolo Noctivid 10×42 e cannocchiale da osservazione Apo Televid 82 mm

Riprendo la salita in un tratto di bosco animato dal canto di cince bigie e cince dal ciuffo che sfrecciano da un ramo all’altro incuranti della mia presenza. 

Cincia dal ciuffo (Lophophanes cristatus) – foto di Luca Eberle
Cincia dal ciuffo (Lophophanes cristatus) – foto di Luca Eberle

Mentre mi lascio alle spalle il limite degli alberi, il sole inizia a tramontare dietro le creste più alte e la scarsa luce rende difficoltosi gli avvistamenti. Raggiunta un’ampia pietraia parzialmente coperta di neve noto però delle piccole orme a lato del sentiero che riconosco immediatamente. 

Dopo qualche passo, un elegantissimo maschio di pernice bianca vola a pochi metri da me con un veloce frullo d’ali prima di scomparire, ripagandomi di tutto l’impegno e la fatica fatta e regalandomi una delle emozioni più forti che ricordo di aver vissuto in natura. 

Pernice bianca (Lagopus muta) – foto di Luca Eberle
Pernice bianca (Lagopus muta) – foto di Luca Eberle

L’incontro tanto atteso mi sprona a continuare la ricerca e decido di affidarmi al fedele Noctivid 10×42 che, ancora una volta, non mi delude. L’estrema luminosità degli oculari e la profondità di campo mi restituiscono una tridimensionalità straordinaria anche in condizioni di scarsissima luce, permettendomi di individuare una coppia di pernici nel loro bianco abito invernale mentre banchettano con germogli e piccoli frutti di piante arbustive di cui si nutrono. Mi godo gli ultimi minuti di visibilità in compagnia dei piccoli volatili riuscendo anche a scattare qualche buona fotografia. 

Pernice bianca nel suo habitat (Lagopus muta) – foto di Luca Eberle
Pernice bianca nel suo habitat (Lagopus muta) – foto di Luca Eberle

Ormai è buio ed è ora di tornare, ripongo l’attrezzatura e lascio la pietraia accompagnato dal canto rauco e gutturale delle pernici…il loro “arrivederci”.

CHI È LUCA EBERLE

Nato a Saronno nel 1996, Luca è laureando in Scienze Naturali, divulgatore e fotografo naturalista.

La sconfinata passione per la natura e gli animali lo hanno portano a visitare 24 paesi e a partecipare come volontario a progetti di conservazione in Africa, Cina e Italia. Ha preso parte a diversi progetti di ricerca in Lombardia e oggi, a pochi esami dalla conclusione del percorso universitario, collabora con l’Università degli Studi dell’Insubria e l’associazione EnvironMental organizzando conferenze, corsi e viaggi per promuovere e valorizzare i parchi e i siti d’interesse naturalistico del Nord Italia.

E’ docente di corsi di fotografia naturalistica e Workshops ed alcuni suoi scatti sono stati premiati in importanti concorsi internazionali come il SIPA e Oasis Photocontest.

CONTATTI

email: eberleluca@gmail.com | website: www.eberleluca.com | Ig: lucaeberlewildlife | fb: Luca Eberle
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